La cima più alta dell'Appennino...

domenica, 30 settembre 2007

Una bella e impegnativa escursione sui monti del Gran Sasso è stata organizzata dalla sezione del C.A.I. "G. De Lorenzo " di Lagonegro, un po’ diversa dalle solite uscite sezionali, infatti, è stata la prima volta che i soci si sono cimentati in una vera e propria scalata ad una montagna, che presentava uni impegno sicuramente maggiore rispetto alle uscite precedentemente realizzate. Cosi hanno deciso di affidare il gruppo ad un professionista del settore, in pratica la Guida Alpina Ciro Sertorelli, la quale li ha condotti lungo i sentieri a loro sconosciuti in assoluta sicurezza e professionalità Partiti da prati di Tivo (1450mt.), la mattina ancor prima dell’alba, il gruppo si è incamminato lungo il sentiero che porta alla Madonnina (2015mt.), usando ancora le lampade frontali. Alla Madonnina sono arrivati dopo circa un’ora di cammino, proseguendo verso sinistra, sono risaliti lungo il Vallone delle Cornacchie e attraversando il passo delle Scalette il sentiero si snodava tra grossi massi fino a raggiungere uno sperone di roccia più impegnativo. Il tratto si superava per mezzo di una corda fissa, continuando tra tornanti e tra massi, apparve il Rifugio Fianchetti (2433 Mt.), dove si sono fermati per una pausa e un doveroso the caldo. Difficile poter raccontare a questo punto il favoloso colpo d’occhio della parete est del Corno Piccolo, illuminata dai raggi del sole mattutino. Ripartiti, il sentiero porta rapidamente alla Sella dei Due Corni ( 2547 Mt.), dove le nevicate dei giorni precedenti li hanno obbligati ( per mantenere il livello di sicurezza alto), a montare i ramponi e legarsi con la corda all'imbraco personale per proseguire in conserva. Scesi verso il Vallone Dei Ginepri, hanno incontrato il vero tratto difficile della giornata. La ferrata, in più tratti di corda fissa e qualche passaggio un pi esposto, ha reso scalata per alcuni soci un po’ più avvincente e interessante.Oltrepassato questo tratto si è trovati al Passo del Cannone, altri duecento metri di dislivello li separavano dalla cima. Alcuni soci considerando la proprie energie hanno valutato, giustamente, di fermarsi e aspettare in una zona riparata dal vento e soleggiata, che il restante del gruppo riuscisse a salire fino in cima. Così è successo, in tre sono riusciti a godere del panorama a 360° della cima (2912 mt.), ripagando in pieno le fatiche spese. Ritornati in albergo, dopo una birra e un thè caldo, si pensava già alla prossima volta.... soprattutto per chi si era dovuto fermare con l’amaro in bocca.

In cima al Cervino....

giovedi, 6 settembre 2007

La prima volta che ho conosciuto questa montagna è stato durante una settimana bianca, organizzata nell’inverno del 1998, e già dai primi giorni ne ho subito il suo fascino. Gli occhi non si staccavano mai da questa imponente presenza, percorrendo le piste riuscivi a vedere la parete sud e poi quella esposta a nord, con le rispettive creste affilate e ripide, immaginavo come la si poteva scalare, ma come passatempo nell’attesa agli impianti di risalita, praticamente fantasticavo. Una sera in albergo, alloggiavamo al Sertorelli Sport, venne a far visita al proprietario( sig. Egidio Sertorelli), un suo amico che come mestiere fà la Guida Alpina sig. Trucco Giuliano, e durante i suoi racconti delle ascese al Cervino ne sono rimasto ammaliato e dentro di me non vedevo l’ora di provare e ripercorrere tutte quelle sensazioni che lui raccontava in modo così amorevole e piacevole. In realtà molti erano i racconti delle proprie disavventure e dei suoi colleghi durante la scalata al Cervino, ma nonostante questi tentativi di tenermi piantato bene al terreno , ho cominciato a documentarmi sempre più a tutto ciò che rappresentava l’aspetto alpinistico del Cervino. Ho cominciato realmente a pensare l’ascesa circa tre anni fa quando con il mio amico Ennio Rizzotti (Guida Alpina e istruttore del Soccorso Alpino), nel pianificare nell’allenamento ideale ad affrontare il viaggio in Nepal, avevamo previsto un'ascesa sul Monte bianco e una sul Cervino. L’unica non realizzata era stata proprio quella del Cervino per via delle non buone condizioni meteorologiche, così nel Luglio scorso siamo ritornati a Cervinia carichi e decisamente motivati, il tempo era anche dalla nostra parte, ma la sera prima dell’ascensione siamo stati informati che le scalate erano state vietate perché durante il giorno, per via delle alte temperature, si erano staccati enormi massi rendendo poco sicura la via normale italiana, così anche questa volta ho dovuto rinunciare. Finalmente quest’anno sono partito alla volta di Cervinia con lo stesso entusiasmo di sempre, le condizioni metrologiche buone anche se con temperature fredde (meno dieci gradi sotto lo zero termico), con raffiche di vento a cinquanta chilometri orari, non ci hanno sfiduciato, così il 5 mattina siamo partiti alla volta del rifugio Carrel. Situato a quota 3830 Mt. arrivarci è già una bella impresa, infatti il terreno è quello dei più insidiosi e pericolosi, le pietre e tutta la montagna sembrano di essere in un terribile stato precario e di equilibrio, basterebbe togliere qualche pietra per far cadere giù a valle di tutto. Al rifugio siamo arrivati verso le quattro del pomeriggio, ci siamo sistemati lo zaino per il mattino dopo, abbiamo scelto il letto dove trascorrere la notte, e verso le otto dopo aver ammirato un fantastico tramonto e scattato foto a più non posso, ci siamo preparati un bel piatto di spaghetti, abilmente preparati da una guida Alpina di Cervinia, che anch’esso provava con un cliente l’ascesa. La sveglia alle cinque del mattino scandiva una mattina gelida e ventosa, ma le previsioni davano sia il vento in diminuzione e le temperature in rialzo, ma la vera sveglia incomincia quando si affronta il tratto di corda fissa denominato appunto "la corda della sveglia"passaggio molto ripido anche se reso più agevole dalle corde, dopo gradini, placche e piccole creste si arriva alla "Grande Corda" o "Corda Tyndall", lunga una trentina di metri permette di superare una parete molto scoscesa e siamo a quota 4080mt. , attraversando uno dei tratti più pericolosi e infidi dopo un canalino si ci ritrova su una cresta di circa 200 Mt. molto stretta (basti pensare che per molti tratti si procede mettendo un piede avanti all’altro e cercando di non pensare che sulla tua destra hai un baratro di circa duemila metri e alla tua sinistra un baratro di milleottocento.), che collega il Pic Tyntall al Cervino a quota 4241Mt. ancora sono passate circa tre ore dalla partenza. Superata la cresta ci troviamo dopo poco tempo alle "Scale Jordan" anch’esse ci permette di superare un tratto di parete molto ripida, a questo punto manca poco per la cima e alle undici e trenta eravamo già in posa per le foto di rito alla croce posta nel 1901 sulla cima a quota 4478Mt. .Ma come tutti gli alpinisti sanno arrivati in cima vuol dire godersi il momento, gustarsi il paesaggio, ma si deve pensare che si è a metà dell’opera, infatti incomincia la discesa molto pericolosa e dura. Alle sei del pomeriggio ci fermiamo per un thè caldo al rifugio Carrell e di gran passo riprendiamo il cammino, arrivando giù alle macchine a quota 2802 alle dieci di sera. Pensavo che il Cervino fosse una montagna dura da scalare e così lo trovata, però essere aggrappati alla Croce in cima ripaga di tutte le forze fisiche e mentali utilizzate.